“Il testo di Bergamo interroga incessantemente il lettore su quale sia la rappresentazione di Dio elaborata, invocata o sperimentata nella sua esperienza vitale e lo fa ricorrendo a immagini presenti nella scrittura del popolo di Israele o nelle riflessioni del giudaismo rabbinico. […]
Il Dio della metafisica è morto ed è risorto il Dio della vita che cammina con l’umanità che si manifesta, che interviene, che parla un linguaggio nuovo in cui al sillogismo si sostituisce il paradosso che rende possibile, come dice Derida, la possibilità fenomenologia dell’impossibilità”.
Dalla Prefazione di Francesco Rocco, teologo biblico e docente di Sacra Scrittura



