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"Il testo di Bergamo interroga incessantemente il lettore su quale sia la rappresentazione di Dio elaborata, invocata o sperimentata nella sua esperienza vitale e lo fa ricorrendo a immagini presenti nella scrittura del popolo di Israele o nelle riflessioni del giudaismo rabbinico. […] Il Dio della metafisica è morto ed è risorto il Dio della vita che cammina con l'umanità che si manifesta, che interviene, che parla un linguaggio nuovo in cui al sillogismo si sostituisce il paradosso che rende possibile, come dice Derida, la possibilità fenomenologia dell'impossibilità". Dalla Prefazione di Francesco Rocco, teologo biblico e docente di Sacra Scrittura
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Origini degli Statuti di Serravalle, dal codice del 1360 al volume a stampa del 1603. Sono riportate la trascrizione degli Statuti del 1515 e le Addizioni agli statuti dell'edizione a stampa del 1603.
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Le vicende dei due studioli di Federico da Montefeltro si intrecciano profondamente nella mente di chi oggi li ammira in un omaggio alla bellezza e alla cultura con cui furono intessuti negli ultimi decenni del XV secolo. Quello di Urbino è pressoché intatto, mentre quello di Gubbio è approdato un’ottantina di anni nel più prestigioso museo di New York, e al suo posto ha preso vita una copia fedelissima. Le pagine del volume, rendendo onore alle tante qualificate esegesi di molti studiosi ricordati nella bibliografia, cercano di ricostruire i motivi di continuità e di originalità dei due studioli, segnalando i viluppi tematici impressi nei meravigliosi intarsi, testimonianze oltremodo preziose del gusto e del pensiero rinascimentale che unitamente al loro valore hanno arricchito gli orizzonti culturali e artistici delle civiltà successive.
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Attraverso la ricerca delle correlazioni e delle intersezioni tra la dimensione sacrale e il paesaggio naturale, si è voluto riflettere su come le più profonde esperienze dell'arte e del sacro si siano intrecciate, nei secoli, con la geografia fisica di siti ed elementi naturalistici. I luoghi non sono semplicemente "là fuori": entrano nella psiche, la modellano, ne sono a loro volta trasformati. La memoria dei corpi, le risonanze affettive, le esperienze di meraviglia o di trauma, la dimensione onirica e visionaria fanno del paesaggio un crocevia in cui si intrecciano vita psichica e storia, biografia individuale e vicende collettive. La prospettiva del sacro, evocata e declinata in modi differenti dagli autori del volume, consente di portare alla luce una dimensione ulteriore di questo intreccio. Scritti di Marcello Barison, Riccardo Caldura, don Gennaro Cicchese, Roberto Masiero, Annalisa Metta, Danilo Riponti, Silvano Tagliagambe, Federico Lucchetta
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"Scrivere, qui, è stato soprattutto un modo per restare dentro ciò che accade mentre accade. Dentro ciò che si incrina senza fare rumore. Dentro ciò che passa e, eppure, lascia traccia. Non c’è una forma unica in quello che segue. Ci sono persone. Luoghi. Ritorni. Interruzioni. Dettagli che normalmente non avrebbero diritto di restare. Un gesto. Una frase. Una scarpa fuori posto.Una memoria che riemerge senza chiedere permesso". Dalla Premessa dell'autore
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Il volume raccoglie gli interventi dell'incontro tenuto a Padova nel 2023 per ricordare l'uomo e lo studioso, organizzato dall'Ente Petrarca in accordo con l'Accademia Galileiana e il Dipartimento di Studi Linguistici e Letterari. In Appendice il discorso che nel 1997 Pastore Stocchi tenne nell’Accademia Patavina per l’inaugurazione del suo 399° anno di attività: discorso mai più ripubblicato e poco noto, nel quale si può riconoscere la sterminata cultura, la cordialità dell’argomentare e quasi il timbro della voce di chi lo scrisse e pronunciò.





